Un fisco semplice, per semplificarci la vita
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Di come vanno le cose in questo Paese, non ne posso più.
Mi propongo quindi di contribuire a semplificare la vita, prima di tutto a me stesso e poi a tutti gli altri miei concittadini.
Mi propongo di farlo con l'obiettivo di far conseguire vantaggi economici per tutti, in particolare per i lavoratori a reddito fisso e i pensionati, ma anche per i piccoli imprenditori e quindi per tutto il sistema economico e sociale del nostro Paese.
Per raggiungere questo obiettivo, devo coinvolgere quante più persone possibili, non potendo immaginare di ottenere un qualche risultato da solo. Devo quindi far conoscere il mio pensiero, ed essere possibilmente convincente.
Per questo, fatta una premessa iniziale, ti propongo di analizzare e partecipare alla soluzione di non più di quattro facilissimi "problemini"
La premessa.
La vita di una comunità deve essere "regolata" dallo Stato e da istituzioni locali che, per operare, hanno la necessità di far pagare delle "imposte" e delle "tasse", che sono quindi necessarie e indispensabili. Ma mentre le tasse sono direttamente proporzionate al servizio richiesto o prestato, le imposte sono ripartite fra i cittadini secondo dei criteri diversi, e principalmente (per un principio costituzionale) in ragione della "capacità contributiva" di ciascuno. Si hanno quindi imposte "dirette" ed imposte "indirette".
La differenza tra imposta "diretta" e imposta "indiretta" sta in questo:
l'imposta diretta è quella che colpisce il guadagno (cioè il reddito quando è percepito) mentre l'imposta indiretta è quella che colpisce il consumo (cioè il reddito quando è speso, o consumato).
a) primo problema: il costo di una unità di prodotto
Se io presto un servizio autonomo o professionale (quindi non un lavoro dipendente), o faccio l'imprenditore, per cui sostengo costi pari a 10 euro per ogni ora della mia giornata lavorativa (o per ogni unità di prodotto venduto), quindi poniamo 60 euro al giorno per 20 giorni al mese, pari a 1200 euro di spesa mensile, e ne voglio guadagnare altrettanti al netto di ogni spesa, perché ritengo sia il minimo indispensabile per mantenere dignitosamente la mia famiglia, e quindi anch'io voglio 1200 euro al mese, pari a 10 euro all'ora, quanto mi farò pagare dal mio cliente per ogni ora di lavoro?
Sai trovare la soluzione al primo problema?
E' corretto dire che il cliente mi deve pagare 20 all'ora? (10 per le spese e 10 come compenso?)
b) secondo problema: le imposte sono un costo di produzione?
In base alla premessa, lo Stato mi obbliga, legittimamente, a versare il 40% di imposta "diretta" (cioè l'Irpef ) sul mio reddito netto (quindi il 40% di 1200 pari a 480 di imposta).
Di conseguenza mi ritrovo al fine mese non con 1200 ma con 720 , cioè con un reddito netto molto al di sotto del minimo necessario per il sostentamento della famiglia. E' giusto che io quindi consideri l'imposta pagata come un costo della mia professione, alla pari di ogni altro costo che concorre alla produzione del reddito ma allo stesso tempo ne diminuisce l'ammontare.
E' allora logico che io, potendo stabilire il prezzo della mia prestazione, chieda al Cliente per ogni ora di lavoro non 20 ma 24 , considerando come costo di produzione il 40% di 10 (orarie) cioè l'imposta che io devo dare allo Stato ?
c) terzo problema: chi paga le imposte?
Allora, il terzo problema che ti sottopongo è: chi paga l'imposta "diretta" sul "mio" reddito, cioè i 4 all'ora da dare allo Stato, io o il mio cliente ?
Se la paga il cliente, è giusto sostenere quindi che l'imposta non è più "diretta" ma diventa in ogni caso e comunque "indiretta" ?
d) quarto problema: la "giusta imposta" è diretta o indiretta?
Il mio cliente, se l'imposta fosse applicata come l'Iva (impropriamente considerata una imposta indiretta) e venisse imposta con un'aliquota del 20% sul corrispettivo totale (di 20 euro all'ora), oggettivo, facile da conteggiare e verificare, praticamente senza possibilità di evasione se non con la connivenza del cliente, pagherebbe per una unità di prodotto (o un'ora) 24 .
Quanto paga il cliente, per una unità di prodotto (o un'ora) con l'imposta "diretta" (ad es. l'Irpef) del 40%, però su un dato da determinare in modo complesso (ricavi meno costi, da calcolarsi anche con valutazioni soggettive tipo ammortamenti, giacenze, ecc), che si presta ad elusioni ed evasioni, cioè su un utile netto (stabilito in premessa) di 10 ?
Se la risposta fosse: 24, allora occorre concludere che i due sistemi di tassazione si equivalgono.
Conclusione:
Viene allora spontanea la domanda:
perché non abolire l'Irpef, (o almeno limitarne il campo di applicazione solo per i redditi fondiari e per i redditi cosiddetti "diversi" speculativi, rendite, ecc, ) visto che è una imposta costruita in modo complicato e di difficile controllo, che costa molto di gestione allo Stato ma agevola l'evasione, e al contrario effettuare i prelievi fiscali solo (o prevalentemente) con l'Iva (ovviamente con aliquote superiori all'attuale), con una semplificazione totale del sistema e con un controllo pressoché immediato, senza quasi alcuna possibilità di evasione ?
Producendo parità di gettito per lo Stato, senza incremento di prezzo al consumatore (e quindi senza penalizzare stipendi e pensioni), senza particolari effetti negativi sul mercato, ma anzi con un particolare effetto positivo sulle esportazioni (a cui non si applica l'Iva) e con una semplificazione totale del sistema fiscale.
Sostituire l'Iva all'Irpef per lo Stato non cambia l'importo del prelievo, mentre i costi di gestione si ridurrebbero infinitamente e il contribuente avrebbe la vita estremamente semplificata.
Qual è la tua risposta ?
Se ti interessa approfondire la mia proposta, leggi "Come e perché abolire l'Irpef", presente nella sezione "Documentazione".
Luigi Brisone
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Commenti (2)
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Non riesco a capire ma se aumenti l'Iva su un prodotto, il prezzo di quel prodotto aumenta allora perchè dici che non c'è aumento di prezzi al consumo?Inviato da: Lella il 11.03.2008 alle 10:17:20
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Se l'iva aumenta di 10 ma il costo del prodotto all'origine diminuisce anch'esso di 10 (perchè non c'è più da pagare l'irpef) il prezzo di vendita di quel prodotto non può, e non deve aumentare (ecco la necessità di un monitoraggio dei prezzi, quale avrebbe dovuto essere fatto al momento dell'introduzione dell'euro)Inviato da: Luigi brisone il 19.03.2008 alle 18:45:09

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